L’inflazione continua a correre

Anche a settembre, dopo la fiammata di agosto, l’inflazione ha continuato a crescere.

A renderlo noto è il consueto monitoraggio dell’Istat che riferisce di un incremento della spinta inflattiva dello 0,7% su base mensile, con un aumento dello 0,2% rispetto a quanto riscontrato il mese scorso su luglio e del 4,2%, invece, in termini annui, con un balzo in avanti, nel raffronto con la rilevazione di agosto sullo stesso periodo del 2025, dello 0,9%. Dinamiche espansive, peraltro, quelle del nostro Paese, che sono inferiori solo a quelle registrate dalla Spagna.

Il trend congiunturale è stato determinato soprattutto dai prezzi dell’energia, sia di quelli dei regolamentati (da +18,6% a +25,9%) che dei non regolamentati (da +17% a +22,2%).

In ascesa, inoltre, pure i listini degli alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e di quelli concernenti i trasporti (da +0,8% a +1,6%).

L’indagine rileva pure come l’”inflazione di fondo", calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sia salita dal +1,5% al +1,7%, così come quella al netto dei soli energetici (da +1,7% a +2%).

A salire, peraltro, sono state più le tariffe dei beni (da +4,1% a +5,4%) che dei servizi (da +2,4% a +2,6%).

Pure nell’ambito invece di un raffronto annuo, la variazione dell'indice generale è stata influenzata in particolar modo dall'aumento delle quotazioni degli energetici regolamentati (+5,9%) e non regolamentati (+4,4%), degli alimentari non lavorati (+2,2%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%). L'inflazione media del 2026 è salita pertanto a +3,1% per l'indice generale ed è rimasta invece stabile a +1,9% per la componente di fondo.

 

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