Una panoramica sullo scenario economico italiano e sui riflessi derivanti dalle tensioni internazionali per un terziario di mercato sempre più asse portante del Paese per produttività ed occupazione, un monito sulla necessità di diminuire pressione fiscale e snellire la burocrazia, un invito all’Europa ad essere più coesa ed anche attenta, nella definizione delle politiche di sviluppo, alle peculiarità dei Paesi che la compongono ed un reiterato impegno per la valorizzazione della centralità della contrattazione e della qualità dell'occupazione.
Questi i temi di maggior rilievo sviluppati dal presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione dell’Assemblea Generale della Confederazione svoltasi ieri a Roma.
In apertura, il numero uno di piazza Belli ha ricordato la valenza di un settore, il terziario appunto, che contribuisce per oltre la metà del valore aggiunto nazionale e che, negli ultimi tre decenni, è stato capace di generare quasi quattro milioni di posti di lavoro.
Sangalli ha poi rimarcato le problematiche rappresentate dal calo della natalità, dalla riduzione del numero di giovani e dal ritardo dell'Italia nella partecipazione femminile al mercato del lavoro, facendo rilevare come, senza un maggiore coinvolgimento delle donne e nuove opportunità per generazioni più recenti, sarà difficile incrementare crescita e innovazione.
Il presidente di Confcommercio si è anche soffermato sulle conseguenze, derivanti per logistica e dei trasporti, che giungono dalle strozzature dei valichi alpini, dalle nuove disposizioni sugli Ets ed auspicata una riforma dei porti che non vada ad impattare sul tessuto produttivo correlato al mare e sulla Blue Economy in generale.
Sangalli ha anche affrontato il tema della desertificazione commerciale in atto in tutto il Paese, una criticità da affrontare definendo una visione strategica e coordinata di riqualificazione e rigenerazione urbana, sostenuta da una governance dedicata e che consideri attività ed economie di prossimità tasselli indispensabili non solo in termini produttivi ed occupazionale, ma anche supporti preziosi per il mantenimento dell’identità dei luoghi e di quel Sense of Italy, strettamente connesso al Made in Italy, che sono patrimoni conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.
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