Dopo il periodo della pandemia, nel corso della quale avevano fatto registrare un forte decremento, i pagamenti in contanti, nel Vecchio Continente, hanno ripreso smalto, specie grazie alle piccole e medie imprese che li accettano di buon grado.
A farlo sapere è un’indagine della BCE, la Banca Centrale Europea, che, a questo riguardo, è andata monitorare 8mila aziende, di vari segmenti produttivi e dimensioni ed ubicate nei 21 Paesi dell’area Euro.
L’analisi, in primis, ha fatto emergere come la quota di attività economiche che utilizzano per le loro transizioni il denaro fisico sia passata dal 90% del 2024 e al 92% dell’anno in corso.
Un trend dovuto alle abitudini in essere soprattutto in Grecia ed in Italia dove il cash è usato dal 99% delle imprese coinvolte nello studio, un andamento molto lontano da quello di Belgio e, in particolar modo, Cipro, nazioni nelle quali le percentuali risultano essere molto più contenute (rispettivamente 81% e 76%).
Circa i settori in cui la moneta fisica è maggiormente presente, con un tasso medio di circa il 93%, il Report indica commercio al dettaglio, hôtellerie e ristorazione mentre, intrattenimento, arte ed il segmento ricreativi in generale, sono alquanto più distanziati (84%).
Diversa, invece, sempre a livello continentale, la tendenza delle aziende più strutturate a prediligere il denaro elettronico, per lo più per l’abitudine della clientela che lo preferisce (36%), le complicazioni e gli oneri legati ai servizi bancari (35%), la sempre presente possibilità di errori nel maneggio delle banconote (32%) e i rischi correlati a furti e rapine (22%).
Lo studio rimarca osserva pure come le aziende che continuano ad accettare il contante (92%), in larga misura (88%),diano al cliente anche la possibilità di scegliere l’online (88%), con il 25% delle imprese totali monitorate che hanno affermato di aver predisposto misure e strumenti atti a favorire quest’ultima opzione di pagamento.
Corriere della Sera/Economia