Confcommercio e Confartigianato manifestano a Trieste: Il governo cambi una Finanziaria ideologica che criminalizza le pmi””

Scelgono la strada della manifestazione pubblica. E rilevano che, se usano uno strumento per loro inusuale, lo fanno perché costretti da una Finanziaria iniqua, vessatoria, da Stato di polizia”. Parole forti che uniscono Confcommercio e Confartigianato Fvg, schierati con i loro vertici (di ogni provincia) sul palco della sala Tripcovich, a Trieste, e con la base – più di ottocento persone, molte in piedi – che veste magliette con lo slogan “Le nostre imprese non sono un bancomat”, sventola bandiere, chiede al governo: “Sai che cos'è una piccola impresa?”. Si ritrovano in tanti, artigiani e commercianti, operatori dei servizi e del turismo, all'assemblea-convegno “Le nostre imprese non sono un bancomat” per alzare la voce contro una manovra “da cambiare profondamente, perché caratterizzata da troppe tasse e senza scelte strutturali di riduzione della spesa pubblica, degli sprechi e dell'inefficienza”. A difendere, tra i fischi, il governo (“Sui numeri non c'è destra o sinistra”), il consulente del ministro Santagata, Marco Stradiotto. Dall'altra parte, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il presidente della Provincia di Pordenone, alcuni parlamentari (Roberto Antonione, che critica l'assenza del centrosinistra regionale all'appuntamento, Giulio Camber, che riconosce a Stradiotto “il coraggio della presenza”, Manlio Contento, che attacca “chi rema contro le categorie che possono produrre ricchezza per il Paese”), ma, sottolineano i presidenti regionale di Confartigianato e Confcommercio, Alberto Marchiori e Fulvio Bronzi, “la nostra operazione non è partitica e non è, nonostante la rabbia di oggi, “contro” qualcuno ma “per” qualcosa. Mira cioè a far cambiare atteggiamento al governo, che ci deve riconoscere per quello che siamo e per il contributo che portiamo all'economia del Paese, anche sul fronte dell'occupazione, e che è dunque chiamato a correggere la Finanziaria nel senso dell'equità”. Lo si dovrà fare, insiste Bronzi, “cancellando i gravi pregiudizi che il governo dimostra nei confronti delle piccole imprese e del lavoro autonomo, criminalizzati come cittadini in libertà vigilata”. “Il dissenso di Confcommercio – aggiunge Marchiori – non è suggerito da logiche politico-partitiche ma dalla consapevolezza dei danni che le pmi rischiano di subire con questa legge. Una legge non concertata, fatta di nome confuse, che aumenta i parametri degli studi di settore, penalizza il settore immobiliare, aumenta la pressione fiscale e i contributi per l'apprendistato, demotiva i giovani imprenditori”. Il saluto, prima della parola agli addetti ai lavori, è di Dipiazza. “Mi sento a casa”, esordisce il sindaco. Che poi attacca “un'impostazione che ostacola anziché far decollare l'impresa, che punisce chi non fa parte della lobby elettorale del governo, che si accanisce in particolare con la sospensione delle licenze per la mancata emissione di uno scontrino. Cosa succederebbe se io licenziassi i dipendenti comunali che vanno a fare la spesa in orario di ufficio?”. Tra gli interventi, quello di Marco Panara, direttore di Affari e Finanza, che parla, a proposito della manovra, di “delusione bipartisan” e denuncia “gli errori di comunicazione sul tema dei conti pubblici, la mancata concertazione, il confuso cicaleccio seguito alla prima bozza, il buco nero del provvedimento sul Tfr, il più senza senso dell'intera Finanziaria”. Molto duro Giuseppe Bortolussi, esperto della Cgia di Mestre: “E' una manovra che scontenta tutti senza fare alcuna riforma strutturale. Il lavoro autonomo non rifiuta i sacrifici, ma i sacrifici hanno senso solo se servono a migliorare il sistema. E, invece, ai soli piccoli imprenditori, iniquamente penalizzati, viene chiesto di dare fiato a una macchina-Paese che ha i giorni contati”.”

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